De bello Gallico

Opera quasi buffa in due atti
Libretto di Piero Bodrato
Musica di Nicola Campogrande

PRIMA ASSOLUTA
23-24-26 Novembre 2023 Teatro Pergolesi, Jesi (AN)
Produzione Fondazione Pergolesi Spontini

Direttore: Giulio Prandi
Regia: Tommaso Franchin
Scene: Daniel Mall
Costumi: Gabriele Adamo
Luci: Marco Scattolini


Personaggi e Interpreti
Cesare: Giacomo Medici
Aulo Irzio/Vercingetorige: Oronzo D’Urso
Figura Allegorica: Nikoletta Hertsak

Time Machine Ensemble
Coro Universitario del collegio Ghislieri
Maestro del coro: Luca Colombo

“Buona la sinergia anche tra gli autori e il regista, Tommaso Franchin, che ha cavalcato il tono leggero e giocoso, pur nella narrazione di avvenimenti sanguinosi, suggerito dal libretto e dalla musica: la guerra come un match di pugilato, il dittatore e i suoi legionari come dei campioni sul ring in guantoni e accappatoio, e la scena come una tribuna girevole tappezzata di manifesti e volantini da cui assistere alla sfida; Cesare seduto in alto, su una sedia da arbitro, a decidere sui destini umani.”

Lucia Fava
Giornale della musica

SINOSSI

ATTO I

È l’alba nell’accampamento della X legione. Giulio Cesare è più che mai deciso a frenare l’avanzata degli Elvezi e ambisce a conquistare l’intera Gallia, sottomettendo al potere di Roma le popolazioni ribelli. Affida il proprio diario di guerra al suo segretario Aulo Irzio e incita i legionari ad armarsi e mettersi in marcia contro gli Elvezi in ritirata.

Cesare non nasconde la propria ambizione e determinazione: “ottenere la Gloria e, se Fortuna vuole, restare nella Storia” ed ecco apparire una donna, è la Gloria appunto, che Cesare cerca di sedurre invitandola ad entrare nella sua tenda. Inaspettatamente, i legionari rientrano dal campo di battaglia spaventati e in preda alla disperazione dopo lo scontro con i barbari germani.


Cesare scuote gli animi dei suoi soldati invitandoli a non temere perché la Fortuna, vicina a Cesare, li proteggerà e rientrato nella tenda accompagna fuori, con gesto elegante, la figura allegorica che si presenta ai legionari come la Fortuna. Esaltati dalle parole di Cesare, i legionari si mettono di nuovo in marcia per affrontare i popoli schierati dal comandante Ariovisto. Anche Cesare si unisce alla sua legione. La vittoria è in pugno. I romani vittoriosi esultano e onorano il Divus Giulio Cesare, mentre i popoli sconfitti abbandonano piangenti la propria terra.

ATTO II

L’opposizione a Giulio Cesare degli aristocratici e del Senato di Roma non è ancora spenta. Tra incubi e sospetti di congiure che assillano le notti inquiete del grande condottiero, la figura allegorica appare, questa volta, nelle sembianze di Roma. Cesare ignora la sua richiesta di obbedienza e si avvia verso l’ultimo atto della guerra in Gallia affrontando la rivolta delle tribù galliche guidate dal re degli Arverni Vercingetorige. L’avvenente barbaro attrae la Figura Allegorica, tornata Fortuna, che si getta tra le sue braccia innescando la furia di Cesare. La guerra ha inizio. Dopo aver perso la prima battaglia, Cesare raduna tutto il suo esercito contro il nemico nella battaglia di Alesia, riportando una clamorosa e definitiva vittoria e costringendo Vercingetorige alla resa.

Cesare, acclamato conquistatore della Gallia, decide, quindi, di tornare a Roma alla testa dell’esercito a lui fedele e varcato il fiume Rubicone, dichiara ufficialmente guerra al Senato. Il dado è tratto! Sarà guerra civile. Roma ha bisogno di un Dittatore.

Il 15 marzo del 44 a.C., il giorno delle Idi di marzo, Cesare morirà assassinato ma il dictator perpetuus di Roma non intende mostrare il proprio corpo trucidato e, coprendosi il volto, cala il sipario sulla propria vita consegnandola alla Storia.