Alice nel paese delle meraviglie

Opera in due atti tratta dall’omonima fiaba di Lewis Carroll
di Pierangelo Valtinoni
libretto di Paolo Madron

PRIMA NAZIONALE
27 Febbraio – Marzo 2026 Teatro Sociale, Rovigo
8-9-10 Marzo 2026 Pordenone – Auditorium Concordia
16 Marzo 2026 Udine – Teatro Palamostre
9 maggio 2026 Cortina – Alexander Girardi Hall
Produzione Teatro Sociale di Rovigo, e SOMSI Pordenone

Direttore: Eddi De Nadai e Jacopo Cacco
Regia: Tommaso Franchin
Scene: Fabio Carpene
Costumi: Giada Masi

Alice Claudia Ceraulo

La Regina di Cuori Caterina Dallaere

Il Cappellaio Matto Filippo Scanferlato

Tuideldì/La Lepre Marzolina Davide Zaccherini

Tuideldùm/Il Ghiro Lorenzo Liberali

La Duchessa/Il Bruco Matteo Mollica

Valletto Pesce/Carta Cinque Maria Vittoria Caputo*

Valletto Rana/Carta Due Carlotta Caruso*

Il Coniglio Bianco Martina Camoriano

La cuoca Giovanni Fregonese

*soliste del Coro Giovanile A.Li.Ve.

Coro di Voci Bianche e Giovanile A.Li.Ve. (Maestro del Coro Paolo Facincani)

NOTE DI REGIA:
Quanto dura un sogno? Il tempo delle avventure di Alice nel paese delle meraviglie è infinito e indefinito, come quello dei sogni. Un tempo in cui tutto sembra sospeso. Per i bambini un quarto d’ora è un tempo lunghissimo da riempire, un’ora sembra un’eternità: è un tempo che riempiono con fantasie, un tempo in cui ogni cosa che vedono può diventare qualcos’altro, qualcosa di bellissimo o di terribile forse che è bellissimo e terribile insieme. Durante l’infanzia siamo in grado di trasformare ogni cosa semplicemente osservandola. È così che, annoiata dalla realtà che la circonda, Alice Liddell precipita in un mondo surreale popolato da creature fantastiche e paradossali ma che sono in realtà alter-ego delle persone che incontra quotidianamente. La nostra idea di regia parte proprio dalla riflessione sulle capacità immaginative dei bambini: quando il loro tempo rallenta, le loro fantasie riempiono ogni spazio e il loro sguardo trasforma ogni cosa. Cos’altro può fare una ragazzina annoiata in una grigia stazione ferroviaria, dove, in attesa del treno, osserva il viavai incessante dei viaggiatori. Una stazione dei treni racchiude al meglio la metafora del viaggio di crescita che compie Alice, ed è un luogo dove, anche nella realtà, possono avvenire gli incontri più strani, un luogo frequentato da persone appartenenti a classi sociali tra loro diverse (puoi trovare lo studente, il pendolare, il rider con la bicicletta che si sposta nella città più grande per fare le consegne, o il viaggiatore di prima classe). Guarderemo dunque questo luogo trasformarsi attraverso lo sguardo di Alice che sarà la nostra guida in un mondo dove la realtà e il sogno si intrecciano. Insieme ad Alice giocheremo a dare ad ogni cosa in scena un significato nuovo, come fanno i bambini quando giocano. Quella che sembra la follia del Paese delle meraviglie si manifesterà come il riflesso della complessità in cui viviamo oggi. L’Alice che propongo è intesa meno come fiaba per bambini e più come uno specchio della nostra epoca incerta. La sua caduta nella tana è una discesa nel disordine del mondo, un universo dove le regole si frantumano. Vorrei che lo spettatore, adulto o bambino, si senta complice di Alice, quasi invitato a seguirla nei suoi smarrimenti. Alice nel paese delle meraviglie che non è solo sogno fantastico, ma un’opera che ci invita a crescere senza perdere la meraviglia, e a riconoscerci nelle domande di una bambina che, nel fondo della tana del bianconiglio, scopre se stessa.

Leggi le recensioni

Partendo dalla semplice domanda “quanto dura un sogno?” il percorso narrativo dell’opera ha portato il pubblico a perdersi letteralmente dimenticando ogni riferimento temporale e, catturato dal mondo fantastico e irreale di Alice, si è lasciato trasportare in un mondo parallelo recuperando per un istante lo stupore e la meraviglia tipica con cui solo i bambini osservano la realtà.
Federica Bressan
Le Salon Musical

L’allestimento rodigino, completamente nuovo e affidato alla regia di Tommaso Franchin, compensa una certa povertà di mezzi con una ricchezza di idee sceniche e concettuali. Il viaggio di Alice non inizia in un prato idilliaco, bensì in una stazione ferroviaria: spazio liminale, di transiti e attese, dove l’ordinario può incrinarsi fino a diventare meraviglia. I personaggi del Paese delle Meraviglie assumono così i tratti di alter ego contemporanei, presenze notturne e inquietanti che popolano il nostro presente. L’Alice immaginata da Franchin non è una bambina rassicurante, ma una figura inquieta e attuale, capace di attraversare la paura senza restarne schiacciata, specchio di un’epoca fragile e incerta. In questo contesto risultano particolarmente riusciti i costumi di Giada Masi, che strizzano l’occhio al presente con intelligenza e ironia, delineando personaggi riconoscibili e fortemente caratterizzati, senza indulgere alla rassicurante iconografia disneyana. 
Stefano Nardelli
Il Giornale della musica

…l’impatto visivo è senz’altro accattivante. Teatro gremito, e per una nuova proposta ciò è un ottimo segnale, generoso di applausi e di risate. Al termine della rappresentazione, successo pieno e incondizionato per tutti.
Martino Pinali
Operaclick